mercoledì 18 febbraio 2026

A SUD DI OGNI ALTROVE OSSIA L'ANIMO DEL POETA: Gianluca D’Andrea - A CURA DI LUCIA TRIOLO

 

     Una contemporaneità poetica al proprio tempo

 DForme del tempo (Letture 2016-2018) 

(Arcipelago Itaca, 2019)

 Ferita

Come non esistesse eziologia,
forse non esiste nulla
oltre una fragilità congenita
che designerebbe eredità, trasmissione,
geni antichi, incroci cellulari,
unintrusione che arriva da un altro
tempo, un tempo-ombra
come le scorrerie e le razzie di sconosciuti
che scopriamo, sempre dopo, essere prossimi. 

Così arriva il dolore, un giorno
mentre lavori, imprevisto,
imprevedibile e non è lorigine
ma un percorso che ci attraversa e da cui emerge
unonda che sincrespa e può arenarsi
fino a bloccare il tempo.

 


«E la grande licenza, che si diffuse nella città anche in altri ambiti, cominciò all’inizio con questa malattia. Poiché ciò che prima un uomo non avrebbe ammesso che potesse essere fatto per il proprio piacere, ora osava farlo liberamente, vedendo davanti ai suoi occhi una così rapida rivoluzione»

(T. Hobbes).

  

La poesia di Gianluca D’Andrea (Messina 1976) non è ai nostri giorni eludibile e questo testo ne è un valido esempio. La sua “Ferita” affronta e precipita senza sfumature argomentative,  il lettore in una visione anzitutto estetica che regala immagini e, attraverso di esse, messaggi con cui è impossibile non fare i conti. L’orizzonte di cui dipinge i contorni non si lascia apprezzare da un punto di vista, per così dire, situazionale o comunque contenutistico. Si lascia cogliere molto più significativamente perchè crea un’ atmosfera e dialoga con essa. Che questa atmosfera riguardi l’oggi (non che viviamo ma) che ci vive è, del resto,  immediatamente percepibile, Forse proprio perchè mancante di un destinatario, il testo avvolge in estensione e in profondità chi si addentra nei suoi versi. Leggendo, ci si sente ricoprire e nello stesso tempo anche scoprire dalla parola poetica che non funziona per nulla come un mantello destinato a proteggere. Ci viene addosso piuttosto come una sorta di catapulta che ci scaraventa fuori da ogni addomesticato modo di pensare noi stessi, il mondo e l’esperienza tra noi e il mondo. Espressioni come “non esiste nulla”, “fragilità congenita” danno immediatamente conto della ferita e della sua gravità esistenziale. Scopriamo così che esse sono dovute a unintrusione che arriva da un altro/tempo, un tempo-ombra. L’intrusione di vicissitudini e/o eventi (“eredità, trasmissione, geni antichi, incroci cellulari”) atti a cambiare la percezione del tempo rispetto al modo in cui siamo abituati a esperirla. Di solito, infatti, siamo noi a iscrivere la nostra esistenza in un tempo che è storico perchè copre tutto l’arco dei secoli. Nella preziosa immagine del testo poetico invece è in atto un’ inversione. Il tempo  non ci segna, non ci stabilizza, non ci identifica più ma ci attraversa. Dà forma ad un percorso che ci attraversa e ci disegna quasi come un tragitto del quale non è dato conoscere l’origine, la meta e/o la fine. E’ questa la condizione epocale, ci avverte Gianluca D’Andrea in cui l’esistenza del soggetto umano fa oggi esperienza di sé. Ma non della propria fragilità, bensì nella propria fragilità, nel proprio essere, appunto oggetto di attraversamento.

L’uomo di oggi incontra il proprio posto nel mondo, nella propria esperienza di vita? Probabilmente domanda non idonea: sia che si risponda affermativamente o meno si tratta di un posto in movimento che si deve continuamente cercare e trovare forse anche rinegoziare. Fino a imbattersi nel passaggio cruciale dell’esperienza umana: quello del dolore.

L’uomo di oggi incontra il proprio dolore? Certo, ma lo incontra, meglio, ne viene attraversato restandone, per così dire, sorpreso, quasi non si aspettasse il suo abbraccio e fosse inguaribilmente impreparato ad affrontarlo. Lo incontri “un giorno/mentre lavori, imprevisto,/imprevedibile” e vicinissimo a te che lo credevi lontano. E ne resti tradito. Il dolore è un’onda che “può arenarsi/ fino a bloccare il tempo”.

La bellezza, il fascino di questi versi non può e non deve distrarci. E’ la contemporaneità poetica al proprio tempo, quella che ci fa incontrare Gianluca D’Andrea. E se essere capaci di contemporaneità significa fare qualcosa per il proprio tempo, una parola come la sua può suggerire, sebbene soltanto in punta di penna, la insostituibile utilità della poesia. Una poesia fatta, senza ostentazione, di testimonianza e di bellezza.

 

 

 

 

 

 

 

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