TROLLIANA
Il
tordo beffeggiatore è una simpatica specie di uccello ; prospera
ovunque
nella patria tedesca, dove precisamente non si sa, si nutre
delle
debolezze del suo prossimo ed esplode in risate liberatorie. La
sua
affinità con l’allodola di Lipsia è inconfondibile.
Un groddeckiano riconoscente
(Satanarium,nr.XXII)
18/12/96
“Che
nessuno guardi l’altro da oltre la siepe se non c’è stato prima lui stesso.
Ognuno può verificare su se stesso o
sugli altri la verità di questo detto : gli sarà utile per la sua felicità e la sua salute. Se qualcuno
ti chiama bugiardo, allora è certo che questo qualcuno, poco tempo fa ti ha
mentito; se insulta un ladro, certamente ha da poco rubato egli stesso, e la
sua avversione per la calunnia tradisce troppo chiaramente la sua inclinazione
alla diffamazione e il fatto che egli stesso abbia calunniato. Il linguaggio
dell’inconscio è così difficile da capire per il fatto che noi non lo
esercitiamo mai. E - non lo si dimentichi - il fondo dell’uomo è pudico. E
il pudore raramente parla a voce alta” (Groddeck, Satanarium nr.XI)
Oggi
sono così pudico che non so come iniziare; così non ti sorprenda che sia
partito dal titolo.
E’
il computer che lo impone, quando apri un file poi lo devi salvare col nome.
Avrei voluto chiamarlo “ESERCIZI” ma sarebbe stato troppo impersonale e ancor
meno comprensibile per la corrispondenza che ci accingiamo a cominciare. La
nostra amicizia deve molto a Groddeck e al suo “Libro dell’Es” sul quale
insieme, l’anno passato, ci siamo esercitati. Spero che condividerai la scelta di TROLLIANA invece di Groddeckiana
che, come ben sai, è il titolo di una raccolta di manoscritti di
Groddeck depositati nella biblioteca di Baden Baden. Sono certo che ci sarà ben
altro e il tuo apporto in questo sarà fondamentale.
A presto.
Un piccolo troll
20/12/96
“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si stringevano vicini, vicini, per proteggersi, con il calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche ; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno : di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza che rappresentava per loro la migliore posizione. Così il bisogno di compagnia, che nasce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini uno verso l’altro: le loro molteplici repellenti qualità e i loro errori insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro.
La
distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è
possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle maniere fini. A
colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your
distance ! Con essa il bisogno di calore reciproco viene soddisfatto in
modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. Ma colui
che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla compagnia, per non
dare né ricevere sensazioni sgradevoli”. (Schopenhauer, Parerga e Paralipomena)
Mi
pare una citazione troppo illuminante e illustre (sia Groddeck che Freud la
riportano) per non rendertene partecipe. Mi ha colpito subito appena l’ho letta
sul “Satanarium NR.VIII” qualche settimana fa e credo che vada pensata e
ripensata a lungo. La trovo così crudamente realistica anche se preferirei
pensare ad altre evenienze possibili non suggerite dall’autore perché
ciascuno se le trovi da sé. E’ qui che forse si nasconde la trappola che ne
concretizza in pratica l’impossibilità di raggiungere una posizione più
accettabile. Nel trovarsi da sé si torna all’ultima soluzione proposta da
Schopenhauer. Accetto suggerimenti.
A
proposito, cosa aspetti a scrivermi ?
Il troll
25/12/96
Conoscere e accettare le regole del gioco che si sta giocando è condizione essenziale per la sua riuscita. Purtroppo è molto difficile sapere quando si gioca oppure no. In linea di massima conviene tenere presente che si gioca sempre, che lo si desideri coscientemente o meno; la dimensione del gioco ci avvolge da piccoli, ci accompagna quando siamo cresciuti (perlomeno in età) e ci rende omaggio perfino sulla tomba. Nella realtà la sola idea del gioco si presta a sentimenti contraddittori : se crediamo di giocare, allora tendiamo a sminuire ciò che facciamo (quante volte ci siamo detti, tanto è solo un gioco ?), altrimenti lo sovrainvestiamo e, se ci sembra di non riuscire a condurlo come avremmo voluto, ci disperiamo.(Come non ricordare il comportamento di una nostra comune amica durante le partite di Monopoli che assieme si facevano l’inverno scorso ?).Non voglio tediarti oltre con queste mie elucubrazioni. M’importava ricordare che i nostri esercizi sono soltanto un gioco anche se , forse, le regole si scoprono poco a poco...
Pochi
giorni fa ho trovato, tra la moltitudine di libri che sono stato costretto a
portare via dalla casa dei miei nonni (che come sai mio cugino sta vendendo),
un vecchio libriccino dalla copertina arancione e dal titolo “Basi e Regole
moderne di pubblicità”. Stavo per
cestinarlo quando un ultimo sguardo mi è caduto sul sottotitolo “Chiacchiere
senza pretesa di un esperto, un libro che fa risparmiare e guadagnare” che non
poteva certo lasciarmi indifferente.
L’autore
è un certo Roberto Pomè, l’editore “Editrice Lealtà = Milano”, l’anno di
pubblicazione il 1937 e il prezzo di lire 18 in città, 19,50 se venduto fuori
Milano. Te ne riporto la pagina in cui l’autore cita “l’acuta riflessione
dell’eminente collega inglese Alfredo Pemberton” che sembra perfetta per il
nostro tema.
“Consiglio
a chi ha un giardino: coltivare fiori ed arbusti che vengano bene
nel vostro giardino. Ogni giardino si trova in condizioni particolari.
Varia il terreno. Variano l’esposizione al sole e l’ombra. Varia il clima. Un
fiore che viene bene a Londra, dà un risultato meschino a Edimburgo, i tulipani
faranno una bella riuscita in un angolo del vostro giardino e verranno su
tisici in un altro punto.
“Una
volta- mi diceva un amico- tentavo di forzare certe vegetazioni. Piantavo fiori
esotici e mi tiravo addosso un’enorme fatica e un gran lavorio di cervello per
curarne lo sviluppo. Ad onta di tutti questi sforzi, il mio giardino era sempre
una povera cosa. Allora smisi di contrariare la natura ed ora pianto solo ciò
che vegeta spontaneamente e con vigore. Il mio giardino, adesso, è ricco di
fiori e di fogliame. Il risultato è doppio e la fatica letteralmente dimezzata
“.
“In
questa esperienza c’è una filosofia. Nessuno riesce a farsi onore solo
sgobbando pesantemente. Bisogna, invece, lavorare con intelligenza ed è meglio
assecondare la natura che contrariarla. In altre parole, non mettiamoci in
contrasto col nostro ambiente, ma teniamoci in armonia con esso. Se non
possiamo coltivare fichi d’india o rose del Nilo, perché non dedicarci a fiori
nostrani che otterremo, invece, con facilità?”.
Con
questo ti saluto e ti auguro, seppur con ritardo, Buon Natale.
Il solito troll
07/01/97
è un vero peccato che l’influenza ti
abbia costretto a letto, impedendoti di raggiungerci in montagna per
festeggiare insieme l’ultimo dell’anno. Del resto sono stati giorni di grande
freddo e neve che ci hanno costretto a restare per la maggior parte del tempo
asserragliati in casa. Ma non mi posso proprio lamentare, gli ospiti sono stati
davvero gentili e discreti e non ci è mancata la possibilità di fare qualche
breve passeggiata nel bosco circostante. Abbiamo potuto oziare a lungo sul
divano, vicino al caldo buono del camino, sempre acceso con profumatissimo
legno di abete ; ho letto abbastanza ma senza farmi tiranneggiare dai
troppi libri che, portati con fatica nello zaino fin lassù, rivendicavano il
loro buon diritto di farsi leggere. Più spesso ho dormito fino a tardi la
mattina e anche di pomeriggio dopo abbondanti pranzi, amorevolmente preparati
da F. e dalla sua famiglia. Osservo adesso che “il mio ventre si è fatto più
grosso e ne deduco - Groddeck docet- che
sono gravido”(Groddeck, Carteggio Freud - Groddeck).
A proposito, quando ci decideremo a frequentare
di nuovo la palestra?
Da un paio di giorni sono nel mio
bivacco nella desolata campagna pavese che ancora oggi, coperta com’è da neve e fango, malgrado la
pioggia, sembra una sperduta landa siberiana. Aspetto di ricevere presto la
lettera che mi hai spedito da Lecco.
P.S. : F. è riuscita, non senza
difficoltà, a disegnare al computer, riuscendo a riprodurre abbastanza
fedelmente la caricatura che un paziente aveva fatto a Groddeck mentre era suo
ospite alla Marienhohe (Alfonso Huppi, Groddeck Naser, Ubermalung eines
portraits der Patientin E.H., 1926) . Te ne mando una copia che, spero, ti
piaccia.
Il troll
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