giovedì 19 febbraio 2026

POESIA DELLO SGUARDO, LA GRAMMATURA DEI SOGNI - Trolliana - a cura di Giancarlo Stoccoro

 

  TROLLIANA

Il tordo beffeggiatore è una simpatica specie di uccello ; prospera

ovunque nella patria tedesca, dove precisamente non si sa, si nutre

delle debolezze del suo prossimo ed esplode in risate liberatorie. La

sua affinità con l’allodola di Lipsia è inconfondibile.

                                                            Un groddeckiano riconoscente

                                                           (Satanarium,nr.XXII)

 

18/12/96

“Che nessuno guardi l’altro da oltre la siepe se non c’è stato prima lui stesso. Ognuno  può verificare su se stesso o sugli altri la verità di questo detto : gli sarà utile per  la sua felicità e la sua salute. Se qualcuno ti chiama bugiardo, allora è certo che questo qualcuno, poco tempo fa ti ha mentito; se insulta un ladro, certamente ha da poco rubato egli stesso, e la sua avversione per la calunnia tradisce troppo chiaramente la sua inclinazione alla diffamazione e il fatto che egli stesso abbia calunniato. Il linguaggio dell’inconscio è così difficile da capire per il fatto che noi non lo esercitiamo mai. E - non lo si dimentichi - il fondo dell’uomo è pudico. E il pudore raramente parla a voce alta” (Groddeck, Satanarium nr.XI)

Oggi sono così pudico che non so come iniziare; così non ti sorprenda che sia partito dal titolo.

E’ il computer che lo impone, quando apri un file poi lo devi salvare col nome. Avrei voluto chiamarlo “ESERCIZI” ma sarebbe stato troppo impersonale e ancor meno comprensibile per la corrispondenza che ci accingiamo a cominciare. La nostra amicizia deve molto a Groddeck e al suo “Libro dell’Es” sul quale insieme, l’anno passato, ci siamo esercitati. Spero che  condividerai la scelta di TROLLIANA invece di Groddeckiana  che,  come ben sai,  è il titolo di una raccolta di manoscritti di Groddeck depositati nella biblioteca di Baden Baden. Sono certo che ci sarà ben altro e il tuo apporto in questo sarà fondamentale.

A  presto.

                                                  Un piccolo troll

20/12/96

 “Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si stringevano vicini, vicini, per proteggersi, con il calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche ; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno : di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza che rappresentava per loro la migliore posizione. Così il bisogno di compagnia, che nasce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini uno verso l’altro: le loro molteplici repellenti qualità e i loro errori insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro.

La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle maniere fini. A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance ! Con essa il bisogno di calore reciproco viene soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. Ma colui che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla compagnia, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli”. (Schopenhauer, Parerga e Paralipomena)

Mi pare una citazione troppo illuminante e illustre (sia Groddeck che Freud la riportano) per non rendertene partecipe. Mi ha colpito subito appena l’ho letta sul “Satanarium NR.VIII” qualche settimana fa e credo che vada pensata e ripensata a lungo. La trovo così crudamente realistica anche se preferirei pensare ad altre evenienze possibili non suggerite dall’autore perché ciascuno se le trovi da sé. E’ qui che forse si nasconde la trappola che ne concretizza in pratica l’impossibilità di raggiungere una posizione più accettabile. Nel trovarsi da sé si torna all’ultima soluzione proposta da Schopenhauer. Accetto suggerimenti.

A proposito, cosa aspetti a scrivermi ?

                                                     Il troll

 25/12/96

 Conoscere e accettare le regole del gioco che si sta giocando è condizione essenziale per la sua riuscita. Purtroppo è molto difficile sapere quando si gioca oppure no. In linea di massima conviene tenere presente che si gioca sempre, che lo si desideri coscientemente o meno; la dimensione del gioco ci avvolge da piccoli, ci accompagna quando siamo cresciuti (perlomeno in età) e ci rende omaggio perfino sulla tomba. Nella realtà la sola idea del gioco si presta a sentimenti contraddittori : se crediamo di giocare, allora tendiamo a sminuire ciò che facciamo (quante volte ci siamo detti, tanto è solo un gioco ?), altrimenti lo sovrainvestiamo e, se ci sembra di non riuscire a condurlo come avremmo voluto,  ci disperiamo.(Come non ricordare il comportamento di una nostra comune  amica durante le partite di Monopoli che assieme si facevano l’inverno scorso ?).Non voglio tediarti oltre con queste mie elucubrazioni. M’importava ricordare che i nostri esercizi  sono soltanto un gioco  anche se , forse, le regole si scoprono poco a poco...

 

Pochi giorni fa ho trovato, tra la moltitudine di libri che sono stato costretto a portare via dalla casa dei miei nonni (che come sai mio cugino sta vendendo), un vecchio libriccino dalla copertina arancione e dal titolo “Basi e Regole moderne di pubblicità”.  Stavo per cestinarlo quando un ultimo sguardo mi è caduto sul sottotitolo “Chiacchiere senza pretesa di un esperto, un libro che fa risparmiare e guadagnare” che non poteva certo lasciarmi indifferente.

L’autore è un certo Roberto Pomè, l’editore “Editrice Lealtà = Milano”, l’anno di pubblicazione il 1937 e il prezzo di lire 18 in città, 19,50 se venduto fuori Milano. Te ne riporto la pagina in cui l’autore cita “l’acuta riflessione dell’eminente collega inglese Alfredo Pemberton” che sembra perfetta per il nostro tema.

“Consiglio a chi ha un giardino: coltivare fiori ed arbusti che vengano bene  nel vostro giardino. Ogni giardino si trova in condizioni particolari. Varia il terreno. Variano l’esposizione al sole e l’ombra. Varia il clima. Un fiore che viene bene a Londra, dà un risultato meschino a Edimburgo, i tulipani faranno una bella riuscita in un angolo del vostro giardino e verranno su tisici in un altro punto.

“Una volta- mi diceva un amico- tentavo di forzare certe vegetazioni. Piantavo fiori esotici e mi tiravo addosso un’enorme fatica e un gran lavorio di cervello per curarne lo sviluppo. Ad onta di tutti questi sforzi, il mio giardino era sempre una povera cosa. Allora smisi di contrariare la natura ed ora pianto solo ciò che vegeta spontaneamente e con vigore. Il mio giardino, adesso, è ricco di fiori e di fogliame. Il risultato è doppio e la fatica letteralmente dimezzata “.

“In questa esperienza c’è una filosofia. Nessuno riesce a farsi onore solo sgobbando pesantemente. Bisogna, invece, lavorare con intelligenza ed è meglio assecondare la natura che contrariarla. In altre parole, non mettiamoci in contrasto col nostro ambiente, ma teniamoci in armonia con esso. Se non possiamo coltivare fichi d’india o rose del Nilo, perché non dedicarci a fiori nostrani che otterremo, invece, con facilità?”.

Con questo ti saluto e ti auguro, seppur con ritardo, Buon Natale. 

                                                          Il solito troll

 

07/01/97

 Carissimo,

è un vero peccato che l’influenza ti abbia costretto a letto, impedendoti di raggiungerci in montagna per festeggiare insieme l’ultimo dell’anno. Del resto sono stati giorni di grande freddo e neve che ci hanno costretto a restare per la maggior parte del tempo asserragliati in casa. Ma non mi posso proprio lamentare, gli ospiti sono stati davvero gentili e discreti e non ci è mancata la possibilità di fare qualche breve passeggiata nel bosco circostante. Abbiamo potuto oziare a lungo sul divano, vicino al caldo buono del camino, sempre acceso con profumatissimo legno di abete ; ho letto abbastanza ma senza farmi tiranneggiare dai troppi libri che, portati con fatica nello zaino fin lassù, rivendicavano il loro buon diritto di farsi leggere. Più spesso ho dormito fino a tardi la mattina e anche di pomeriggio dopo abbondanti pranzi, amorevolmente preparati da F. e dalla sua famiglia. Osservo adesso che “il mio ventre si è fatto più grosso e ne deduco - Groddeck docet-  che sono gravido”(Groddeck, Carteggio Freud - Groddeck).

A proposito, quando ci decideremo a frequentare di nuovo la palestra? 

Da un paio di giorni sono nel mio bivacco nella desolata campagna pavese che ancora oggi,  coperta com’è da neve e fango, malgrado la pioggia, sembra una sperduta landa siberiana. Aspetto di ricevere presto la lettera che mi hai spedito da Lecco.

 

P.S. : F. è riuscita, non senza difficoltà, a disegnare al computer, riuscendo a riprodurre abbastanza fedelmente la caricatura che un paziente aveva fatto a Groddeck mentre era suo ospite alla Marienhohe (Alfonso Huppi, Groddeck Naser, Ubermalung eines portraits der Patientin E.H., 1926) . Te ne mando una copia che, spero, ti piaccia.

                                                                Il troll

 


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