giovedì 19 febbraio 2026

ANGOLO DI (RI)SCATTO: "Backspace" della coscienza - a cura di Angela Caccia


La difficoltà di raccontare i naufragi: "Backspace" della coscienza
 
di Angela Caccia

Volendo scrivere sull'ennesimo naufragio in mare, è il backspace della tastiera a lavorare di più. Non c'è parola che non si appesantisca di non senso e, al contempo, non abbia una sorta di ritrosia e pudore nel raccontare la morte, la disperazione di chi resta, lo stupore di chi è salvo.

Non c’è parola che ormai non tema di essere complice, più o meno consapevole, dell'ostentazione strombazzata a più livelli. Il che equivale a familiarizzare con una ferita ancora aperta per cicatrizzarla velocemente, archiviandola magari alla voce: «Era destino, umanità impotente, annoso problema».

Del resto, anche il "vinto" di quest'ultima tragedia sa che i riflettori più potenti sono puntati solo di riflesso su di lui; diffida ormai delle belle parole e dei monumenti impastati di compassione. E non ha progetti o vendette da soddisfare, lui che ha l'urgenza di dare un senso a un immane smarrimento per continuare a dare un senso alla vita.

E ora che, anche noi, abbiamo dato in scritto e lettura, attiviamo un salutare backspace della coscienza e amen.


Il trafiletto apparve su un giornale nazionale il 27 febbraio 2023, all'indomani del naufragio sulle coste di Steccato di Cutro. 

Poi, l’incapacità di scrivere anche un solo pensiero a riguardo. Ero in una bolla da non sfiorare per non urtare il dolore che macerava sotto. 

Ad un anno esatto dalla tragedia, questi versi: 


(26.2.2023 naufragio a Steccato di Cutro)

La parola

quella vera

si rifiutò di raccontare la mattanza


finanche il mare che divorò incubi

sogni

e la barchetta di carta

preferì dipingerla la morte

di turchese

e chiese ai cormorani

di costruire una cattedrale fluida

maestosa

sul tortuoso labirinto marino.


Ditelo domani alla gente comune

che dai resti di un naufragio

e cento morti

il mondo eresse monumenti all’accoglienza

flagrò in commosse celebrazioni

                ma solo al largo

                nei cerchi d’acqua più cristallina

                risuona ancora il grido annegato

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