domenica 2 marzo 2025

"CUORE NEL CUORE. RESPIRO NEL RESPIRO"

 


Valerio De Nardo propone la poesia di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Vi odio, cari studenti (Il Pci ai giovani!!)

È triste.
La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato.
Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!

Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!

I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

l’Espresso (n. 24, 16.6.68)

 

Quanto si discusse di questa poesia! Per i decenni successivi alla sua pubblicazione ne avvertii l’eco nella mia vita, nella militanza politica e in quella letteraria. Ma, al di là delle polemiche che seppe suscitare, per me resta soprattutto il ritratto istantaneo di uno snodo cruciale nella storia della società italiana, la fotografia dei tempi che cambiavano. Il Paese uscito dalla guerra stava esaurendo lo sviluppo impetuoso del “boom economico” mentre la classe operaia e gli studenti si univano nella lotta contro un sistema in cui – se pur per ragioni diverse – non si riconoscevano più.

E Pasolini si posiziona proprio in questo snodo, guardando alla rivolta degli studenti dal proprio punto visuale critico. Avete lo stesso occhio cattivo./Siete paurosi, incerti, disperati/(benissimo) ma sapete anche come essere/prepotenti, ricattatori e sicuri:/prerogative piccoloborghesi, amici: quant’è potente questo frame degli studenti? Solo dopo che avete scrutato questo fotogramma potete capire perché il poeta possa lanciare la sua invettiva: Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte/coi poliziotti,/io simpatizzavo coi poliziotti!/Perché i poliziotti sono figli di poveri./Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. La descrizione di questi ragazzi, delle loro uniformi come delle loro provenienze, è denuncia sociale, ma anche nettezza politica (benché dalla parte/della ragione, riconosce infatti agli studenti contro cui pure scaglia l’invettiva stessa).

PPP avverte con tutta la sua sensibilità le contraddizioni del tempo e non piega nel lirismo, ma usa la poesia, il respiro del suo profondo, come luogo della verità che rifiuta schieramenti preconcetti, convenzioni, massificazione. È qui, a mio parere, la forza di questi versi, senza compiacimenti, ma con una potenza intrinseca che, difatti, ce la fa ricordare tutt’ora. Per questo è inutile tentare qualsiasi analisi stilistica o strutturale; perché la poesia può servirci ad andar oltre noi stessi cogliendo il mistero, ma anche a vivere il presente: transumanar e organizzar.

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