Ognuno ha il proprio breviario, un libro adottato come
vademecum per recuperare le coordinate quando il senso si opacizza.
Tengo a tiro alcuni volumi; per il resto, scritti sparsi e dispense. Pacchetti di parole al bisogno che meriterebbero un bugiardino per specificare la cura a cui tendono.
Nel mio scaffale di saggistica emerge un vecchio breviario
di Nietzsche, capace ancora oggi di squarciare i cieli bassi, omologati,
intrisi di perbenismo.
Cosa attira di lui? La capacità di stanare l’io “che vuole
trovarsi”. Il resto — quanti preferiscono "essere vissuti" dagli
eventi anziché agire la propria libertà — segue la voce del padrone di turno.
Duro fino alla misantropia, Nietzsche nega ogni compassione a questa fetta di
mondo, gretta e sottomessa.
A volte, lo sento un troppo e mi sconforta. E voglio che
Gaia, domani, lo sappia
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