DONNA ALLA
FINESTRA (sul bordo del respiro)
Poesia dell’opera
La stanza trattiene il fiato.
Il mondo, fuori, non sa ancora
di essere guardato.
Lei sta ferma
come una parola non detta,
le spalle raccolte
a custodire un tempo interiore
che nessuna marea può violare.
Non chiede,
non chiama:
attende.
La finestra non è apertura,
è scelta.
Una linea sottile
tra ciò che è stato
e ciò che potrebbe ancora accadere.
Qui il cielo non promette,
ma misura
la distanza necessaria al desiderio.
La luce entra senza ferire,
sfiora il legno,
accarezza il silenzio.
Ogni cosa resta al proprio posto
come se l’equilibrio fosse una forma
di giustizia invisibile.
Lei guarda il mare
non per possederlo,
ma per ricordare
che esiste un altrove
che non ha bisogno di essere conquistato.
Basta restargli fedeli
con lo sguardo.
In questo gesto minimo
si compie l’opera:
resistere senza opporsi,
abitare senza invadere,
stare sul bordo
come chi conosce
il peso esatto del proprio nome.
E il mondo, finalmente,
impara a passare
senza fare rumore.
Didascalia critica
Caspar
David Friedrich
Donna
alla finestra, 1822 ca.
Olio su
tela, Alte Nationalgalerie, Berlino
(Opera
in pubblico dominio)
Una figura
femminile osserva il mondo da una soglia silenziosa. Non c’è narrazione, né
gesto teatrale: solo una presenza che abita il limite tra interno ed esterno,
tra intimità e vastità. In Donna alla finestra, Caspar David Friedrich
trasforma lo sguardo in atto etico: la donna non è oggetto di contemplazione,
ma soggetto di attesa e consapevolezza.
La finestra diventa varco simbolico, luogo del possibile, spazio in cui il
pensiero si misura con l’ignoto senza dominarlo. L’opera dialoga con la poesia
dell’opera stessa: non mostra, ma suggerisce; non invade, ma custodisce. In
questa postura raccolta e resistente si riconosce una forma di forza quieta,
capace di restituire dignità al silenzio e profondità al tempo.

Nessun commento:
Posta un commento