martedì 13 gennaio 2026

DA ALTRE LINGUE, IN ALTRE LINGUE: Christine Lavant - a cura di Anna Maria Curci

 

Christine Lavant (4 luglio 1915, Groß-Edling presso St.Stephan – 7 giugno 1973, Wolfsberg) è una delle figure più affascinanti della letteratura austriaca del Novecento. Per la forza visionaria della sua poesia, appassionata, combattiva e insieme tormentata nei toni e nelle immagini, è stata affiancata a Hildegard von Bingen e a Teresa d’Avila. Thomas Bernhard, suo grande estimatore (come del resto lo furono Paul Celan e Ingeborg Bachmann) e curatore di un’antologia delle sue liriche, ebbe a dire di lei: «è la testimonianza semplicissima di una persona che subì la violenza di tutti i buoni spiriti, sotto forma di grande poesia, una persona che non è ancora conosciuta nel mondo come meriterebbe». Di Christine Lavant propongo alcune poesie nella mia traduzione. 
                                                                (Anna Maria Curci)

C’è odor di neve...

C’è odor di neve, pende il pomo del sole
così bello e rosso ai vetri della mia finestra;
se ora scaccio da me la febbre,
questa diventa una donnola, che il vicino cattura,
e non ci sarà nessuno a scaldare le mie dita fredde.
Forse per il villaggio passan cantando oggi i bimbi come Magi
e certo arriveranno anche dalle mie sorelle.
Sono un po’ più triste di ieri,
eppure mi manca tanto per essere devota.
Il pomo, mi piacerebbe farlo entrare
e vorrei odorare la buccia di nascosto,
solo per annusare che sapore ha il cielo.
La donnola si rannicchia selvatica e stanata,
e forse ora striscerà dal vicino
perché il mio cuore così stretto si contrae.
Chissà se il cielo si inginocchia,
quando si è troppo deboli per giungere in cima?
Il pomo, l’ha preso qualcun altro...
eppure in fin dei conti la mia stanza è buona
e forse molto più calda di un albero pieno di neve.
Anche a me fa male solo mezza testa
e inoltre nel mio sangue
il sonno va su e giù con un fiore
e solo per me canta i canti dei Magi.

(traduzione di Anna Maria Curci)


Es riecht nach Schnee...

Es riecht nach Schnee, der Sonnenapfel hängt
so schön und rot vor meiner Fensterscheibe;
wenn ich das Fieber jetzt aus mir vertreibe,
wird es ein Wiesel, das der Nachbar fängt,
und niemand wärmt dann meine kalten Finger.
Durchs Dorf gehn heute wohl die Sternensinger
und kommen sicher auch zu meinen Schwestern.
Ein wenig bin ich trauriger als gestern,
doch lange nicht genug, um fromm zu sein.
Den Apfel nähme ich wohl gern herein
und möchte heimlich an der Schale riechen,
bloß um zu wissen, wie der Himmel schmeckt.
Das Wiesel duckt sich wild und aufgeschreckt
und wird vielleicht nun doch zum Nachbar kriechen,
weil sich mein Herz so eng zusammenzieht.
Ich weiß nicht, ob der Himmel niederkniet,
wenn man zu schwach ist, um hinaufzukommen?
Den Apfel hat schon jemand weggenommen …
Doch eigentlich ist meine Stube gut
und wohl viel wärmer als ein Baum voll Schnee.
Mir tut auch nur der halbe Schädel weh
und außerdem geht jetzt in meinem Blut
der Schlaf mit einer Blume auf und nieder
und singt für mich allein die Sternenlieder.

***

La ciotola del mendicante

Tendi l’orecchio, è la ciotola vuota del mendico,
per metà ancora di fango, ma già mezza di pietra
e a te ogni volta tamburella
canti di fame tra pane e vino.

Non distogliere lo sguardo e non fare il sordo!
Da tempo le tue dita sussultano vogliose,
incontrollati ti ballan nelle froge
superbia da mendico e furto disdegnato.

Continua solo a spezzare il pane lodato!
In tutto e per tutto è già inacidito
dal sale che mi fa sfregare gli occhi
e minaccia di riempire la mia ciotola.

Quando il tamburo all’improvviso il suono smorza
nessun pasto più sulla terra gusto avrà
e il tuo cuore per moto proprio tondo si farà
nella mano che al mendicar ti forza.

Christine Lavant
(traduzione di Anna Maria Curci)


Die Bettlerschale

Horch! das ist die leere Bettlerschale,
halb aus Lehm noch, aber halb schon Stein
und sie trommelt dir bei jedem Male
Hungerlieder zwischen Brot und Wein.

Blick nicht weg und stelle dich nicht taub!
Deine Zehen zucken längst schon lüstern,
eigenmächtig tanzt in deinen Nüstern
Bettler-Hochmut und verschmähter Raub.

Brich nur weiter das gelobte Brot!
Es ist durch und durch schon angesäuert
von dem Salz, das meine Augen scheuert
und die Schale anzufüllen droht.

Wenn die Trommel plötzlich nicht mehr klingt,
wird kein Mahl auf Erden dir mehr munden
und dein Herz wird sich von selber runden
in der Hand, die dich zum Betteln zwingt.

***

Dov’è la mia parte di luce, Signore?

Dov’è la mia parte di luce, Signore?
Anche io voglio arrivare a casa!
Il mio bastone da ciechi è andato alla deriva
la luna piena è calata intempestiva
possente cresce il dorso dei monti.
Da lungo tempo passo notti insonni
e, frutto ormai andato per stanchezza,
potrei mettere al mondo la morte
ogni volta che il respiro grida in me,
Fa che non duri in eterno!
Dammi la luce che mi porta a casa
pur se acuta trafigge il cristallino opaco
e la memoria mi affligge.
Sai che non mi serve una casa celeste,
mostrami il rifugio di un topo
prima che mi lapidi il giorno.

Christine Lavant
(traduzione di Anna Maria Curci)


Wo ist mein Anteil, Herr, am Licht ?

Wo ist mein Anteil, Herr, am Licht ?
Ich will doch auch nach Hause kommen !
Mein Blindenstock ist weggeschwommen
unzeitig sank das Mondgesicht
Bergrücken wachsen mächtig.
Längst bin ich übernächtig
und überreif vor Müdigkeit
sooft der Atem in mir schreit
könnt ich den Tod gebären.
Laß das nicht ewig währen !
Verschaffe mir mein Heimweglicht
auch wenn es grell den Traumstar sticht
und mein Gedächtnis peinigt.
Du weißt, ich brauch kein Himmelshaus
zeig mir das Obdach einer Maus
bevor der Tag mich steinigt.

Nessun commento:

Posta un commento