Tradisci il corpo, / abbracci l’ombra quando la luce/ si sfoglia e impronta il sogno.
Riscrivi l’infanzia degli oggetti, / la parola prima del suo nome, / il gesto che ripara l’intenzione.Fai da balia/ a ciò che non sa di
esistere/ senza un volto.
Ossitocina
è l’ormone che afferma la maternità felice, pronta a nutrire il bambino dopo il
trauma della nascita.
Appena
ti sposti e allarghi lo sguardo sul nido vuoto, sulla pancia piena d’anni, puoi
scorgere le lacrime del volto davanti alla finestra, incurante del saluto del
fiore sul ramo o della prima neve che scende copiosa a dicembre.
Ciò
che il tempo non ignora, attende tracce meno nascoste: la polvere sulle
suppellettili, i panni accumulati da lavare, la catasta di piatti sporchi, il
frigo vuoto, il corpo raggomitolato sotto le coperte, le imposte chiuse oltre
la metà del giorno.
Chi
tarda, arriva quasi sempre con abito da marito o figliol prodigo e subito
allarma in un contorno di voci.
Nello
studio dello psichiatra la diagnosi è un destino di chimica: baby blues,
depressione post partum, sindrome del nido vuoto, malinconia dell’età involutiva.
Animula
Il silenzio delle cose certe/ -dove la
parola è presenza d’ombra/ contratta al limite della sillaba-
assottiglia i corpi lascia solitari/
abbracci voci mondate di luce/ accompagna gli occhi
al movimento/ dell’aria che licenzia il
volo.
(testo tratto da Wolandia, polittico inedito, 2025)
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