martedì 13 gennaio 2026

POESIA DELLO SGUARDO, LA GRAMMATURA DEI SOGNI a cura di Giancarlo Stoccoro

 

Tradisci il corpo, / abbracci l’ombra quando la luce/ si sfoglia e impronta il sogno.

Riscrivi l’infanzia degli oggetti, / la parola prima del suo nome, / il gesto che ripara l’intenzione.

Fai da balia/ a ciò che non sa di esistere/ senza un volto.

 

Ossitocina è l’ormone che afferma la maternità felice, pronta a nutrire il bambino dopo il trauma della nascita.

Appena ti sposti e allarghi lo sguardo sul nido vuoto, sulla pancia piena d’anni, puoi scorgere le lacrime del volto davanti alla finestra, incurante del saluto del fiore sul ramo o della prima neve che scende copiosa a dicembre.

Ciò che il tempo non ignora, attende tracce meno nascoste: la polvere sulle suppellettili, i panni accumulati da lavare, la catasta di piatti sporchi, il frigo vuoto, il corpo raggomitolato sotto le coperte, le imposte chiuse oltre la metà del giorno.

Chi tarda, arriva quasi sempre con abito da marito o figliol prodigo e subito allarma in un contorno di voci.

Nello studio dello psichiatra la diagnosi è un destino di chimica: baby blues, depressione post partum, sindrome del nido vuoto, malinconia dell’età involutiva.

 

Animula

 

Il silenzio delle cose certe/ -dove la parola è presenza d’ombra/ contratta al limite della sillaba-

assottiglia i corpi lascia solitari/ abbracci voci mondate di luce/ accompagna gli occhi

al movimento/ dell’aria che licenzia il volo.

 

(testo  tratto da  Wolandia, polittico inedito, 2025)

 

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