domenica 18 gennaio 2026

TELEFONICA, la rubrica delle pagine bianche: Il ritorno del minatore Bruno - a cura di Valerio De Nardo

 

Quell’estate scendemmo a Le Grand Hotel Sea-Gull Magique (1). Erano ancora gli anni in cui si stava in spiaggia sotto l’ombrellone di Yalta e l’influenza climatica dell’anticiclone delle Azzorre: dunque le nostre biografie si muovevano apparentemente in un orizzonte di stabilità, di programmabilità. Potevamo pianificare, anche per quinquenni, ma intanto il pensiero critico marxista muoveva già da tempo in un’altra direzione, come testimonia Ernst Bloch scrivendo a Theodor W. Adorno e domandandogli: Teddy, perché ci alziamo la mattina? (2)

Quando alla reception fornimmo le nostre generalità ci fu attestata un’identità: ne fummo confortati. Quell’estate cambiò molto l’appercezione rispetto a quando da bambino mi ero scoperto, forse per la prima volta, essente nel mondo. Fu in un posto a Vietri sul Mare all’incrocio tra Corso Umberto I e via Costiera amalfitana: un momento apparentemente insignificante che rimase fisso nel mio subconscio per sempre, risalendo ogni tanto nella forma del ricordo dentro l’oblast della mia memoria. A fissarlo fu forse il fatto che in quel momento ero un po’ distante dai miei genitori, conquistando per la prima volta la solitudine nella quale potevo finalmente riconoscermi.

Ma quell’estate cambiò molto anche nella nostra percezione del mondo. Lì, quando il sole ci nutriva e stereofoniche frinivano cicale, di tanto in tanto un grido copriva le distanze e l’aria delle cose diventava irreale (3). Capimmo di essere già dentro al global warming mentre sulla sabbia un caldo tropicale, dal mare (4), ci investiva. L’estate del 2003 ce ne avrebbe dato certezza.

Io adoro la battigia, ormai per me quel limite di rifrangimento è un distretto dell’anima, lungo il quale passeggio e dove, quando sto fermo, mi chiedo quale ancestrale determinazione fa sì che la postura più naturale per un uomo in riva al mare, in costume da bagno, sia quella con le mani sui fianchi. Fu, lì, in quei giorni, mentre stavo coi piedi nella risacca abbrancando il mio bacino, che avvenne l’incontro che mi mutò la vita: vidi il minatore Bruno (5).

Vidi Bruno che tornava e lo seguii con lo sguardo capendo che sarebbe stato il mio Maestro, mi avrebbe permesso di trovare l’alba dentro l’imbrunire (6), di scavare nel profondo alla ricerca di qualcosa da poter definire “sé stesso”. Solo molto tempo dopo avrei letto Il cinghiale che uccise Liberty Valance (7) e accettato l’idea che anche un ungulato può scoprire una coscienza.

Oggi mi sento tranquillo nella mia consapevolezza di essere uno tra i milioni di satolli anziani europei destinati a morire, come tutti del resto, comunitari o meno. Se siamo tutti resti di un inizio e presagi di una fine, vale la pena affannarsi? Resti esattamente come restano gli spiccioli in tasca, sai di essere anche tu (come tutti) il resto di ciò che il tempo sottrae e così, poiché sai che è la vita a sottrarre, tu non ti sottrai e neppure ti aggiungi, semplicemente resti (anche perché il tempo non esiste, pare). L’imperfetto non esclude il presente, per cui posso permettermi, finalmente, di essere presentabilmente imperfetto, incompleto, impermanente, di accettare la vita come dolore e mutamento e sentirmi rassicurato dalla sua caducità, che non mi strugge più come quando studiavo il Petrarca al liceo. Attendere la morte è come fare la fila alla posta: prima o poi arriva il tuo turno. Prima o poi hai da’ mori’: mo’ m’o segno (8), però nel frattempo m’alleno vivendo. Siamo quasi tutti morti, ed è su quel quasi che viviamo (9). Da adulti diventiamo spesso adulteri e poi adulterati in un gioco di ferormoni, per finire in un’escrescenza di necromoni a disfarsi in uno stato di colliquazione e putrefazione. Penso che il bidet sia un’affermazione di vita perché è possibile che morirò col culo sporco: poi soprattutto dopo aver letto “La vita agra” e aver scoperto la defecatio post mortem (10). Anche Bianciardi ho letto tardi. Forse Bruno è figlio dei minatori della Maremma (11).

Diversi ne abbiam persi e, più spesso preoccupati che non ci sia campo o caricabatteria per i nostri cellulari, trascuriamo il fatto che non v’è scampo! Mentiamo a noi stessi, facciamo finta che tutto va ben (12), pensiamo mai varrà il momento e allora niente memento mori. Ma già solo il Memento di Ugo Igino Tarchetti (13) ci relega alla nostra condizione di future necromasse in movimento.

Così compio voli imprevedibili ed ascese velocissime, disegno traiettorie impercettibili, scrivo codici di geometrie esistenziali (14) lungo la traccia della mia aerovia Ambra 13 (15) persa nel cono visuale dell’orizzonte cosmico.

Sii gentile, Bruno, voglio annegare: portami lontano a naufragare, via via via da queste sponde portami lontano sulle onde (16)...



(1) albergo inesistente menzionato nella canzone di Franco Battiato “Summer on a solitary beach” https://www.youtube.com/watch?v=ScFf0uBnTWE


(3) dal testo della canzone di Franco Battiato “Summer on a solitary beach”

(4) dal testo della canzone di Franco Battiato “Summer on a solitary beach”

(5) personaggio che appare nal testo della canzone di Franco Battiato “Summer on a solitary beach”

(6) dal testo della canzone di Franco Battiato “Prospettiva Nevsky”

(7) “Il cinghiale che uccise Liberty Valance” di Giordano Meacci – Minimum Fax 2016

(8) il riferimento è al film “Non ci resta che piangere” con Massimo Troisi e Roberto Benigni 1984

(9) da una dichiarazione di Pierluigi Bersani del 2012

(10) nel capitolo 9 de “La vita agra” di Luciano Bianciardi nella edizione “Trilogia della rabbia” – Feltrinelli 2022

(11) il riferimento è alla “Tragedia di Ribolla” del 4 maggio 1954, la più grave catastrofe mineraria del dopoguerra italiano, causata da un’esplosione di grisù nella miniera di lignite della Montecatini, che causò la morte di 43 minatori nella località del Grossetano

(12) “Facciamo finta che tutto va ben” sigla finale di “Giandomenico Fracchia – Sogni Proibiti di uno di noi” (trasmissione RAI con Paolo Villaggio del 1975) cantata da Ombretta Colli https://www.facebook.com/watch/?v=929738400395262

(13) “Memento” è una poesia di Igino Ugo Tarchetti presumibilmente composta tra il 1867 e il 1869 e pubblicata nella raccolta postuma Disjecta, 1879

(14) dal testo della canzone di Franco Battiato “Gli uccelli”

(15) l’aerovia Ambra 13 era percorsa dal DC9 Itavia abbattuto da aerei militari nei pressi dell’isola di Ustica la sera del 27 giugno 1980

(16) dal testo della canzone di Franco Battiato “Summer on a solitary beach”

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