togliti
almeno le scarpe
porta
un fiore, una poesia
siediti
e aspetta e guardami
guardami
come fossi cielo
e
non toccare niente
non
chiedere da bere
non
mangiare, non scomporre
il
tempo guardando l'orologio
dimentica
il corpo e la materia.
Se
non chiedi permesso
stropiccia
il tuo cuore
come
fosse pietra focaia
accendimi
le stelle
tra
il soffitto e il divano
spiega
le ali di cera
lasciale
bruciare piano
saranno
candele a Natale
sogni
sussurrati agli angeli.
Se
non chiedi permesso
resta
innocente
cammina
piano
il
mio cuore ha pareti di zucchero nessuna chiave
solo
porte e finestre
aperte
giorno e notte
anche
se fuori piove.
Nessuno mi ha educato a chiudere le imposte quando cala il buio, nessuno mi ha detto che sarebbe opportuno dare un giro di chiavi e chiudere almeno di notte, evitare incursioni, furti, visite inattese.
Mia nonna lasciava le chiavi appese
all'uscio e andava a fare la spesa nella bottega vicino casa in tutta
tranquillità.
Sono cresciuta così, considerando
normale che le chiavi restassero attaccate alle porte, anche in assenza dei
padroni di casa. Ho sempre pensato che una casa felice non ha padroni, una casa
felice ha tanti amici, tanti amori, tanti segreti, tanti ricordi, tanti libri,
poche chiavi.
Le poche chiavi che ho io sono chiavi
importanti, aprono case importanti, aprono mondi diversi, tempi diversi,
universi paralleli.
Ho due case, due tempi, due identità.
Io ho duemila anni, ho due lingue, un solo cuore, dimezzato e resta aperto da
mattina a sera, lo lascio socchiuso anche mentre dormo, chiunque può bussare e
farmi visita in sogno.
Le chiavi le porto in tasca, ma spesso ho le tasche bucate e così mi tocca vivere col cuore sempre aperto.
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