sabato 10 gennaio 2026

DEL MIO DIRE QUOTIDIANO: Chiavi - a cura di Doris Bellomusto

 

                                                                                 Se non chiedi permesso

togliti almeno le scarpe

porta un fiore, una poesia

siediti e aspetta e guardami

guardami come fossi cielo

e non toccare niente

non chiedere da bere

non mangiare, non scomporre

il tempo guardando l'orologio

dimentica il corpo e la materia.

 

Se non chiedi permesso

stropiccia il tuo cuore

come fosse pietra focaia

accendimi le stelle

tra il soffitto e il divano

spiega le ali di cera

lasciale bruciare piano

saranno candele a Natale

sogni sussurrati agli angeli.

 

Se non chiedi permesso

resta innocente

cammina piano

il mio cuore ha pareti di zucchero nessuna chiave

solo porte e finestre

aperte giorno e notte

 

anche se fuori piove.

 

Nessuno mi ha educato a chiudere le imposte quando cala il buio, nessuno mi ha detto che sarebbe opportuno dare un giro di chiavi e chiudere almeno di notte, evitare incursioni, furti, visite inattese.

Mia nonna lasciava le chiavi appese all'uscio e andava a fare la spesa nella bottega vicino casa in tutta tranquillità.

Sono cresciuta così, considerando normale che le chiavi restassero attaccate alle porte, anche in assenza dei padroni di casa. Ho sempre pensato che una casa felice non ha padroni, una casa felice ha tanti amici, tanti amori, tanti segreti, tanti ricordi, tanti libri, poche chiavi.

Le poche chiavi che ho io sono chiavi importanti, aprono case importanti, aprono mondi diversi, tempi diversi, universi paralleli.

Ho due case, due tempi, due identità. Io ho duemila anni, ho due lingue, un solo cuore, dimezzato e resta aperto da mattina a sera, lo lascio socchiuso anche mentre dormo, chiunque può bussare e farmi visita in sogno.

Le chiavi le porto in tasca, ma spesso ho le tasche bucate e così mi tocca vivere col cuore sempre aperto.

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