martedì 13 gennaio 2026

A SUD DI OGNI ALTROVE OSSIA L'ANIMO DEL POETA: Mariella De Santis - A CURA DI LUCIA TRIOLO

 

Ditemi voi

 

Ditemi voi se non è pregare

questo bisbiglio continuo

del mio corpo, questo suo

muoversi partecipe al vento,

al sole, all’altrui riso o pianto.

 

Ditemi voi se non è pregare

questo fervore con cui siedo

tra uomini, cose e differenti forme

simile a penombra nel confessionale

 

Che un testo del genere sia accogliente, che accolga, credo non possa destare meraviglia. Accoglie perché coglie un punto, un nodo, un momento della vita di ciascuno che si propone come momento di domanda su se stessi e oltre se stessi. Un punto, un nodo, un momento della persona che quasi sempre brilla per la sua oscurità. Cosa è “preghiera”? Cosa significa e comporta il “pregare”? Lo confesso: non lo so. Non, ovviamente, perché non ne conosca il significato nel linguaggio. Piuttosto perché non so se ne conosco il pieno significato nella vita. Non so se…ho appena detto e per questo sono cascata dentro questi versi con tutti e due i piedi. L’autrice è Mariella De Santis, nata a Bari. Il testo è tratto da “La Cordialità” (Nomos Edizioni): due sole strofe asciutte, lineari, incisive  che immediatamente coinvolgono non soltanto per il loro contenuto ma anche per il modo in cui questo contenuto viene proposto.

- Il primo aspetto, quello contenutistico, non interessa tanto perchè implica una definizione della preghiera (anche se non la esclude) quanto piuttosto per il modo in cui mette a fuoco la preghiera come atto: atto del pregare. Contrariamente a quanto siamo avvezzi a pensare, in ambedue le strofe l’interlocutore della nostra preghiera non è un qualcuno al di fuori e o al di sopra di noi ma è il nostro stesso corpo (”questo bisbiglio”, “questo fervore”). Noi preghiamo col corpo e dentro il corpo (non al di fuori di esso) per il fatto di essere vivi e di partecipare alla vita nel quotidiano suo svolgersi, dentro quindi una normalità di rapporti. Ne viene che la preghiera, o meglio, l’atto del pregare non è più recita di testi o invocazione di aiuto. Non richiede per essere compiuto concentrazione o raccoglimento (anche se non li esclude). E’ invece un modo di atteggiarsi abituale del nostro corpo che non ha niente di psicologico e religioso alla consueta maniera. Un modo di atteggiarsi anche involontario della nostra fisicità. E questo mi sembra sorprendente e bellissimo

- Il secondo aspetto, di un’audacia incredibile, riguarda proprio l’ inizio delle strofe. In ambedue infatti il discorso, la proposta di Mariella De Santis prende le mosse dall’espressione “Ditemi voi” Ciò che qui è estremamente importante sottolineare è che l’autrice non intesta a se stessa ciò che sta per dirci sull’atto del pregare ma cerca testimoni e condivisione. Cerca qualcuno che suffraghi la sua esperienza di preghierà. “Io sono donna che chiama…” dirà in un altro momento di La Cordialità; ecco ciò che qui viene in gioco è proprio la sua chiamata. Devo ammettere che l’ ho sentita in pieno quando ho avuto sotto gli occhi questo testo: “Ditemi voi” la coglievo a dire ed era come se mi guardasse, se volesse istaurare con me e con qualsiasi lettore un dialogo sul suo modo di prospettare l’atto del pregare. Per questo l’ho interiormente ringraziata; mi apriva infatti sia una prospettiva che un cammino nel difficile saldarsi l’un l’altra delle avventure con cui ci si siede tra noi essere umani. E questa prospettiva, questo cammino erano di preghiera. Preghiera laica ovviamente.


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