Ditemi voi
Ditemi voi se non è pregare
questo bisbiglio continuo
del mio corpo, questo suo
muoversi partecipe al vento,
al sole, all’altrui riso o pianto.
Ditemi voi se non è pregare
questo fervore con cui siedo
tra uomini, cose e differenti forme
simile a penombra nel confessionale
Che un testo del genere sia
accogliente, che accolga, credo non possa destare meraviglia.
Accoglie perché coglie un punto, un nodo, un momento della vita di
ciascuno che si propone come momento di domanda su se stessi e oltre se stessi.
Un punto, un nodo, un momento della persona che quasi sempre brilla per la sua
oscurità. Cosa è “preghiera”? Cosa significa e comporta il “pregare”? Lo
confesso: non lo so. Non, ovviamente, perché non ne conosca il significato nel
linguaggio. Piuttosto perché non so se ne conosco il pieno significato nella
vita. Non so se…ho appena detto e per questo sono cascata dentro questi versi
con tutti e due i piedi. L’autrice è Mariella De Santis, nata a Bari. Il testo è
tratto da “La Cordialità” (Nomos Edizioni): due sole strofe asciutte, lineari,
incisive che immediatamente coinvolgono
non soltanto per il loro contenuto ma anche per il modo in cui questo contenuto
viene proposto.
- Il primo aspetto, quello
contenutistico, non interessa tanto perchè implica una definizione della
preghiera (anche se non la esclude) quanto piuttosto per il modo in cui
mette a fuoco la preghiera come atto: atto del pregare. Contrariamente a
quanto siamo avvezzi a pensare, in ambedue le strofe l’interlocutore della
nostra preghiera non è un qualcuno al di fuori e o al di sopra di noi ma è il
nostro stesso corpo (”questo bisbiglio”, “questo fervore”). Noi preghiamo col
corpo e dentro il corpo (non al di fuori di esso) per il fatto di essere vivi e
di partecipare alla vita nel quotidiano suo svolgersi, dentro quindi una
normalità di rapporti. Ne viene che la preghiera, o meglio, l’atto del pregare
non è più recita di testi o invocazione di aiuto. Non richiede per essere
compiuto concentrazione o raccoglimento (anche se non li esclude). E’ invece un
modo di atteggiarsi abituale del nostro corpo che non ha niente di psicologico
e religioso alla consueta maniera. Un modo di atteggiarsi anche involontario
della nostra fisicità. E questo mi sembra sorprendente e bellissimo
- Il secondo aspetto, di un’audacia
incredibile, riguarda proprio l’ inizio delle strofe. In ambedue infatti il
discorso, la proposta di Mariella De Santis prende le mosse dall’espressione “Ditemi
voi” Ciò che qui è estremamente importante sottolineare è che l’autrice non
intesta a se stessa ciò che sta per dirci sull’atto del pregare ma cerca
testimoni e condivisione. Cerca qualcuno che suffraghi la sua esperienza di
preghierà. “Io sono donna che chiama…” dirà in un altro momento di La Cordialità;
ecco ciò che qui viene in gioco è proprio la sua chiamata. Devo ammettere che l’
ho sentita in pieno quando ho avuto sotto gli occhi questo testo: “Ditemi voi” la
coglievo a dire ed era come se mi guardasse, se volesse istaurare con me e con
qualsiasi lettore un dialogo sul suo modo di prospettare l’atto del pregare.
Per questo l’ho interiormente ringraziata; mi apriva infatti sia una
prospettiva che un cammino nel difficile saldarsi l’un l’altra delle avventure
con cui ci si siede tra noi essere umani. E questa prospettiva, questo cammino
erano di preghiera. Preghiera laica ovviamente.

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